Villa "La Rotonda"

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Descrizione modello
 

Il modello e tratto da foto da me eseguite sul posto e da piccoli dati reperiti in varie

pubblicazioni locali.

Le finestre del fabbricato a destra hanno i fiori sul davanzale.

Nel pavimento dei due pronao laterali si osservano con un pò di difficoltà le griglie di

aerazione per i locali sottostanti, come

del resto, l'originale.

Giardino molto vicino alla realtà ma anche di mia fantasia.

Attualmente adibita a tavolo da salotto.
 


Porte

Finestre Apribili con sistema personale

Balconi



Modello eseguito nel 1996 in circa 5 mesi.

Dotata di impianto elettrico 12 V. con circa 30 lampade.



Descrizione originale

1568

Vicenza

Andrea Palladio

La Rotonda è senza altro la villa più famosa del Palladio e, probabilmente, di tutte le ville venete.

La sua struttura particolare, la cupola applicata all'abitazione, i quattro pronai eguali e l'armonico

inserimento nel paesaggio, hanno contribuito alla sua fortuna tanto da essere stata il modello di

architettura al quale ci sono ispirati gli architetti di molti paesi( dall'Europa agli Stati Uniti d'America )

e per molti secoli.

Fu realizzata, presumibilmente tra il 1567 e di 1569 da Andrea Palladio per il canonico vicentino

conte Paolo Almerico, uomo di Chiesa ritornato a Vicenza dopo un lungo periodo di assenza, il quale

desiderava ritirarsi a riposo nella pace tranquillità della campagna.

Fu concepita dal Palladio come una dimora di rappresentanza più che come una villa di campagna,

tanto che ne "I quattro libri dell'architettura "la pone tra i palazzi di città.

Alla sua morte la villa fu lasciata in eredità al figlio naturale Virginio Bartolomeo che in conseguenza

della sua disastrosa amministrazione fu costretto a venderla nel 1591.

Gli acquirenti furono Odorico e Mario Capra che la completarono affidando i lavori a V. Scamozzi e ne

mantennero la proprietà per primogenitura sino gli inizi del '800.

Lo Scamozzi aggiunse i rustici esterni per le funzioni agricole e apportò delle modifiche al progetto,

come il taglio alla scalinata che permetteva un accesso diretto dall'esterno ai locali di servizio posti

al pianterreno, e dotata di balaustra.

La scalinata fu modificata nel '700 da Ottavio Bertotti Scamozzi che la riportò alla forma originale e il

piano attico venne diviso in stanze da Francesco Muttoni.

La villa sorge sulla cima di un colle appena fuori Vicenza lungo la strada che collega la città ai colli.

Certamente la bellezza del panorama circostante ispirò il Palladio che infatti così scrive:

"Il sito è degli ameni, e dilettevoli che si possano ritrovare...onde perché gode da ogni parte di bellissime

viste, delle quali alcune sono terminate, alcune più lontane, e altre che terminano non l'orizzonte; vi sono

state fatte le logge in tutte quattro le facce".

La villa ci appare quindi come un belvedere aperto su tutti i fronti per poter godere del panorama ma nello

stesso tempo per essere vista da tutti i lati come un coronamento della collina che sembra essere il supporto

della villa.

In questa opera il Palladio, forse in onore di Monsignor Almerico, con l'uso della cupola applicata tratta

per la prima volta ad un edificio di abitazione, affronta il tema della pianta centrale sino a quel momento

riservato all'architettura religiosa.

La giustificazione di tale scelta risiede nella convinzione Palladiana degli antichi, per edificare i loro

templi avessero preso le forme dalle case.

L'edificio si configura come la conpenetrazione del cubo e della sfera, forme derivate dalle teorie geometriche

del Palladio che infatti scrive:

"Ma le più belle, e più regolate forme, e dalle quali le altre ricevono le misure; sono la ritonda della

quadrangulare".

Le decorazioni della villa coprono un lungo periodo e di molte l'attribuzione non è certa.

In una prima fase, compresa tra il 1570 e la morte dell'Almerico avvenuta nel 1589, furono affrescati nel

piano nobile, i soffitti delle stanze grandi, ad iniziare da quella rivolta ad est, probabilmente da

Anselmo Canera.

Il tema classico affrontato riguarda la vittoria della virtù sui vizi, rappresentata allegoricamente da

una figura maschile che insegue con una verga in mano una donna nuda ed un satiro, circondato da quattro

figure femminile, poste ai lati del dipinto, a presentare le virtù.

I deicori a grottesche che ornano, insieme agli stucchi, il riquadro centrale affrescato sono di incerta

attribuzione; si citano i nomi di Bernardino India o di Elio Doro Forbicini che ha sicuramente eseguito

invece le grottesche che ornano i quattro salotti piccoli.

Le sale ad ovest e la cupola vennero affrescate da Alessandro Maganza.

La sala centrale nella parte bassa presenta gigantesche figure mitologiche incorniciate da finte colonne

dipinte da Ludovico Dorigny.


Notizie tratte da varie pubblicazioni.


 

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